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29 Novembre 2020
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UN RIMPIANTO DI NOME SARRI. "NOI LO ABBIAMO ESONERATO..."

27-10-2017 08:32 - dicono di noi....
IL GIOVANE fumettista Walt Disney fu licenziato perché mancava di immaginazione. A Marilyn consigliarono di fare la segretaria, a Elvis di tornare a guidare camion. E il critico dell´Herald Tribune definì lamenti ritmati le canzoni di un quartetto di Liverpool tutto capelli e pubblicità, ma dai, dove credono di andare questi Beatles. Come ogni rivoluzionario, anche Maurizio Sarri è stato a lungo incompreso. Mentre risuonano le ultime lodi, viene a chiedersi come mai sia approdato in A a 55 anni, solo vincendo il campionato con l´Empoli. E cosa pensino oggi i presidenti che lo hanno esonerato: tutti sono usciti dal calcio in pochi anni, molte società sono sparite.
Nel gennaio del 1999, il Valdema (ora asd Grassina), Eccellenza toscana, licenzia dopo 17 partite il suo allenatore visionario, bancario di giorno a Firenze e tecnico la sera al campo di Ponte a Niccheri, ingaggiato per un milione di lire al mese di rimborso spese. Il club, nato dalla fusione fredda fra l´Antella di Sarri e il Grassina, neanche esiste più. Il presidente Riccardo Castrucci, commercialista, è fuori dal calcio: «Io e Sarri siamo coetanei, l´avevo avuto all´Antella, è una persona seria, innamorata del lavoro. Gli amici ancora mi prendono in giro ricordandomi che sono stato il primo a esonerarlo, ma la decisione la prese a maggioranza un direttivo di dieci persone. E dopo l´esonero noi siamo risaliti, lui è rimasto a lungo fra i dilettanti...». «Maurizio era un innovatore – racconta il dg dell´epoca, Massimo Colucci - eravamo certi che avrebbe fatto carriera. Non direi che non l´abbiamo capito, solo che era troppo avanti, a noi serviva uno più realista». Il capitano Gianni Morrocchi, avvocato: «L´impatto fu spiazzante, Sarri si presentò con un faldone di appunti sui giocatori di tutte le categorie: e parliamo di dilettanti. La squadra era con lui, parte dei tifosi no: quelli del Grassina lo vedevano ancora come il tecnico dell´Antella».
La prima panchina fra i professionisti gliel´offre la Sangiovannese. Sarri ha 44 anni e ha vinto molto fra i dilettanti, ma per la Figc non può allenare: non ha il patentino adatto e al corso di seconda categoria viene a lungo respinto perché non è stato un grande calciatore. Gli viene affiancato un tutor, Piero Bencini, che ricorda: «Ero il capo allenatore solo sulla distinta, poi per fortuna gli diedero la deroga. Io, che pure non avevo mai rinunciato al mio posto di insegnante di ginnastica, ero abilitato, avendo giocato in B. Lui, che aveva lasciato la banca, lo fecero aspettare ». Sarri vince i play off, passa la notte prima della finale in un monastero, vuole la leggenda, perché in hotel non ci sono più camere dispari. «Perché non ha sfondato prima? Me lo sono chiesto per anni. È un perfezionista e non ha mai trovato l´ambiente ideale».

Approdato in B a 46 anni, il fondatore del sarrismo infila una serie di stagioni buie. All´Arezzo, penalizzato per Calciopoli, fa staffetta con Conte. «Ho avuto il futuro ct e Sarri e siamo riusciti a retrocedere », sorride amaro Piero Mancini, a processo a dicembre per bancarotta (l´Arezzo invece è sparito nel 2010 e ripartito dai Dilettanti). «Oggi dico: viva Sarri, grande lavoratore. Ricordo le sue manie, il sale sparso in campo o la moglie fuori dal ritiro perché in albergo non poteva entrare nessuno. L´ho cacciato? I giocatori erano legati a Conte e gli hanno fatto la pelle. Maurizio è esploso a Empoli perché lì c´erano le condizioni migliori per lui».

Ad Avellino, Sarri resiste un mese e una partita, persa in Coppa Italia con l´Ascoli. Il club retrocederà due volte di fila e sparirà nel 2009. Il patron dell´epoca, Massimo Pugliese, ricorda: «Sarri si dimise per contrasti con il dg Lucchesi, divergenze fra toscani: mi spiace non aver avuto il tempo di apprezzarlo. Mi turbava il suo look nero, per lui era scaramanzia, a me metteva angoscia: quando l´ha abbandonato, ha preso il volo. È un allenatore con i controfiocchi, il migliore. Lasciarlo andar via è stato un cattivo affare per tutti: De Laurentiis non credo commetterà quest´errore».

A Verona, chiamato dal compianto conte Arvedi nella stagione dei tre cambi tecnici, Sarri dura sei partite. Il ds dell´Hellas è Giovanni Galli, folgorato da avversario ai tempi della Fiorentina in C2: «Sarri fu licenziato a mia insaputa e a quel punto mi sono dimesso anch´io perché il progetto non aveva più senso». A Perugia lo battezzano "nocione", testa dura. Il club sparirà un anno dopo e Leonardo Covarelli, l´ex presidente, a febbraio 2018 sarà processato per bancarotta. «Incontrai Sarri di nascosto a cena nelle Marche, i miei collaboratori non lo volevano - ricorda - ma io ero pazzo del suo gioco. Sono juventino, ma lo scudetto deve vincerlo lui. Lo mandai via? Decidemmo insieme: mai vista una contestazione feroce come quella che ebbe a Perugia. È una persona pulita, meritava un ambiente diverso».

Attilio Gambardella con suo padre Mario è stato al vertice del Sorrento. Oggi sponsorizza la Nocerina ma è sempre in tribuna al San Paolo: paga per vedere l´allenatore che, sei anni fa, la sua famiglia esonerò in Lega Pro. «E lo faccio con gioia, vedo il calcio più spettacolare d´Europa. Mio padre era stato colpito dall´Alessandria di Sarri, l´esonero fu un dolore per noi, la schiavitù dei risultati nelle categorie inferiori è ancora più forte. Dopo la vittoria sul Nizza l´ho chiamato: gli ho fatto i complimenti». Se quando Mertens gonfia le rete vi sembra di vedere la gonna di Marilyn, ecco spiegata la suggestione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA




Fonte: REPIBBLICA,IT
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